La Storia di Abano Terme nelle nostre suite

Il Grand Hotel Trieste & Victoria dispone di suite che hanno davvero “fatto la storia”:
- 110: la suite Diaz
- 111: la suite Badoglio
- 109: la suite Scipioni
- Suite Palazzo storico

La camera 110 del generale Diaz è raccontata in un libro “stanza 110” che potrete richiedere inviando un’email a triestevictoria@gbhotelsabano.it o telefonando allo 049.8665100

La Storia delle Stanze 110 - 111 - 109

La stanza 110

“Scelgo questa. E’ la migliore soluzione: questa è una stanza tranquilla che mi permette di stare vicino ai miei uomini”.
Al generale Armando Diaz non era necessario dare ordini, a lui semplicemente bastava chiedere per essere accontentato. La migliore definizione forse la regalò Gabriele D’Annunzio che con enfasi lo dipinse come “Maestro di tranquillo ardimento”, ma anche da altri giunsero giudizi lusinghieri: Giovanni Artieri ne parlò come di “un uomo di ponderata audacia”, o ancora “malleabile e di intelligenza adattabile” (Angelo Gatti), “di volontà tranquilla e sicura” (Olindo Malagodi), “buon diplomatico” (Indro Montanelli), “di temperamento calmo” (Francesco Saverio Nitti e Olindo Malagodi). In realtà, come ricorda Luigi Gratton, studioso e amico della famiglia Diaz, il generale era “per natura sereno, garbato ed affabile nel tratto e nella persona, qualità che non sono alternative alla fermezza, caso mai aggiuntive”. E così quando in quel gennaio del 1918 viene deciso di spostare da Padova ad Abano il Comando Supremo di Stato Maggiore dell’Esercito, fu del tutto normale che nessuno criticasse la decisione di Armando Diaz di scegliere come sede definitiva proprio l’hotel Trieste, “il più bello, il più moderno ma anche il più funzionale di tutte le terme euganee”. Qui si trasferisce il cuore e la mente del nostro Esercito e Diaz ci fa alloggiare il suo ristretto staff. Diaz sceglie la stanza 110, quella al primo piano, subito davanti la rampa di scale. Badoglio invece trova ospitalità nella 111 e Scipioni nella 109, stesso piano e di fianco alla 110: il massimo per rispondere alle necessarie esigenze di efficienza e operatività. La camera destinata ad Armando Diaz è la più facile da raggiungere, la più comoda per spostarsi verso le altre ali dell’hotel ma anche verso l’esterno, per potersi dirigere senza perdite di tempo nel cortile dove la sua Balilla di ordinanza è parcheggiata in perenne attesa. Senza contare che l’albergo Trieste è situato nel cuore di Abano, sulla direttrice che porta verso le statali, sia in direzione di Padova che di Monselice ed Este. E poi il Trieste è proprio di faccia all’hotel Orologio che dispone di ampie sale al piano terra e dove è collocata la mensa ufficiali. A completare il quadro operativo c’è villa Bembo a Monterosso, dove si preferisce spostare l’Ufficio Stampa, la struttura che si occupa di redigere i comunicati e dove di fatto è preparato il bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918, poi letto, corretto, modificato, approvato e firmato dal generale Diaz nell’hotel Trieste, nell’appartamentino 110 adibito a camera da letto e studio. La scelta di spostare da Padova ad Abano il Comando Supremo di Stato Maggiore è presa alla fine del 1917 quando la Città del Santo è duramente provata da una serie di bombardamenti. In tutto saranno diciannove le incursioni aeree con lancio di bombe, ben novantasette gli allarmi scattati dopo segnalazioni di avvistamenti di velivoli nemici. La leggenda del generale invincibile parte proprio da qui, dalla decisione di fare i bagagli e spostarsi nella più tranquilla Abano, nell’ambiente ovattato dell’hotel Trieste. I carabinieri bloccano la zona senza ostacolare il traffico. Sulla tramvia Padova-Torreglia, che passa proprio sotto la sede del Comando, sono ammessi soltanto i residenti provvisti di speciale permesso.
La stanza 110, che come dicevamo in realtà è un piccolo appartamentino di quarantacinque metri quadrati, è un po’ l’emblema di quella Grande Guerra che segnò la fine di un percorso di riunificazione del Paese e che costò il sacrificio di migliaia di italiani. Un emblema sobrio, delicato, efficiente e funzionale e proprio per questo perfettamente in grado di rappresentare l’Italia dell’epoca, il valore dell’uomo militare che la guidava e del nostro Esercito che in quel capo dal cognome spagnolo, ma dal temperamento napoletano bene si identificava. Ovviamente la stanza 110 all’hotel Trieste e Victoria c’è ancora e i vari proprietari che si sono succeduti dal quel 1918 si sono tutti idealmente passati lo stesso ordine: cercare di cambiare il meno possibile per lasciare intatto quel clima di ufficialità, di senso della Storia che ha reso questo splendido albergo un luogo caro e sacro alla Patria. L’appartamento ha così mantenuto intatta la disposizione anche se per ovvi motivi di rinnovamento qualcosa è stato cambiato. Non certo il pavimento, a listelli di legno che dovrebbe aver resistito alle varie ristrutturazione che si sono succedute. Il pomello d’oro tipico di una stanza d’albergo nulla toglie al senso profondo che si appiccica sulla pelle appena si oltrepassa la soglia, in una sorta di revival impazzito fatto di antiche emozioni. Anche per noi nipoti o pronipoti di chi visse quell’epoca è facile percepire quel senso di “Storia siamo noi” che ci fa rivivere un’epoca dolorosa, ma esaltante per i destini che si compirono e le incredibili ripercussioni che seguirono a quel 1918. Appena si entra nella stanza, sulla sinistra, è stata lasciata la scrivania, piazzata contro il muro, con la poltrona a grandi braccioli a rimirare decisa una vecchia specchiera dalla cornice di legno scuro, la stessa nella quale il generale Diaz si guardava tutte le mattine. Sulla destra dell’entrata un sobrio salottino composto da due poltrone beige e da un tavolino in legno di color noce. A rendere caldo e accogliente tutto l’ambiente sono sparsi una serie di tappeti. Sulle pareti appliche e diversi quadri, alcuni sicuramente dell’epoca e altri certo più recenti. Di faccia al salottino una porta finestra che regala il passaggio all’ampia terrazza che abbraccia anche la seconda stanza, quella della camera da letto. Ma restiamo nel primo locale, quello che fungeva da salotto-studio. All’appartamento è stato risparmiato il freddo sfarzo dell’albergo moderno a cinque stelle anche se, pur mantenendo il delicato clima della suite di inizio Novecento, non è stato privato delle tipiche comodità del grande hotel: così, proprio davanti alla grande porta che si apre sul terrazzo, è stato piazzata una televisione a schermo grande. L’ambiente è completato da un angolo guardaroba, uno spazio prezioso che il generale Diaz usava per riporre divise e stivali. Alla camera da letto si accede attraverso una porta comunicante. Anche qui l’ambiente è grande e luminoso: quasi cinque metri per quattro con l’accesso alla sala da bagno con vasca. Due finestre e una porta finestra, consentono l’uscita verso la terrazza con relativa bellissima visione del cuore di Abano, con il parco pubblico e l’Orologio a fare da rassicurante testimone e il delizioso teatro in stile liberty, poi maldestramente abbattuto, che nei primi Novecento era un miracolo di eleganza e modernità. Sotto la strada Padova-Torreglia è percorsa ogni tanto da un tram, dalle automobili grigioverdi rapide e discrete con carabinieri di guardia a conferire quel senso di disciplina, ordine e silenzio rigidamente militari. E’ incredibile pensare come in uno spazio così, di una semplicità francescana, si siano manovrati e decisi i destini di milioni di soldati. Ufficialmente Armando Diaz prese possesso delle stanze dell’hotel Trieste il 5 febbraio 1918 per rimanervi fino al termine della guerra. In realtà il Generalissimo (nominato Comandante supremo al posto di Cadorna l’8 novembre 1917) aveva già fatto dei sopralluoghi agli inizi di dicembre. Probabilmente le stanze furono messe a disposizione del Generale e del suo staff già dalla fine del 1917: da qui l’esattezza delle date riportate sulla targa in marmo apposta vicino alla porta di ingresso della stanza 110. Ma se Diaz restò ad Abano undici o dieci mesi in fondo è di secondaria importanza, quello che rende storica la collocazione del Comando Supremo all’interno dell’albergo Trieste è quel succedersi di avvenimenti che porteranno alla conclusione della prima guerra mondiale, la più cruente, la più dura, la più sofferta di tutta la storia dell’umanità.